SULLA MOBILITA' DEL PERSONALE TANTA CONFUSIONE

Nazionale -

Comunicato n. 49/19

Che a sbraitare contro l’accordo del 18 aprile scorso sulla mobilità nazionale a domanda sia un’organizzazione sindacale che quell’accordo ha firmato, con annesso elenco delle sedi disponibili, è uno dei segnali del degrado in cui è precipitato il tavolo sindacale nazionale. E’ vero che il segretario della FLP ha una tale faccia tosta che è pronto a qualunque giravolta, tuttavia un minimo di decoro sarebbe auspicabile. L’assenza della USB dai tavoli si avverte e non solo per quanto riguarda l’accordo sulla mobilità nazionale.

Sul Protocollo delle relazioni sindacali, firmato sempre il 18 aprile, è dovuta intervenire la USB per far correggere un “refuso” che riconosceva solo ai sindacati firmatari del contratto integrativo di ente il diritto di convocare assemblee del personale. La USB è intervenuta anche a far correggere l’ordine cronologico degli articoli che componevano l’accordo, perché si passava da 8 a 10 saltando il 9. Sono banalità, direte voi, ma sono segni indicativi di superficialità e disattenzione di tutte le componenti del tavolo sindacale, costrette a correre ai ripari dopo aver sottoscritto gli accordi.

Sulla mobilità a domanda si è fatto un gran pasticcio. Cominciamo da quella regionale. In Lombardia quel genio del direttore regionale ha stabilito che molte sedi sono in esubero e non le ha messe a bando. Una di queste è Monza, che invece appare nell’elenco allegato all’accordo sulla mobilità nazionale. E così un lavoratore della Lombardia che vuole trasferirsi a Monza deve partecipare al bando nazionale. Stessa cosa per le direzioni di coordinamento metropolitano di Milano, Roma e Napoli, che la USB aveva proposto d’inserire nella mobilità regionale ed invece sono considerate al pari di una regione.

La toppa che ha cercato di mettere il direttore generale con il messaggio Hermes N. 1698 del 2 maggio scorso è peggiore del buco. Il D.G. dell’INPS prevede che i direttori regionali, successivamente all’assegnazione del personale secondo l’elenco allegato all’accordo per la mobilità nazionale possano destinare i lavoratori a sedi diverse da quelle individuate. Gli eventuali squilibri che si determineranno nell’assegnazione di personale nelle diverse regioni saranno ripianati in occasione delle nuove assunzioni.

Facciamo anche qui un esempio pratico, secondo la logica che guida il messaggio dell’Amministrazione. Se un lavoratore vuole traferirsi a Battipaglia, ma in elenco trova solo Caserta, può presentare domanda per Caserta (perché il programma secondo l’Amministrazione è immodificabile!!!), contattando successivamente il direttore regionale per manifestare le sue vere intenzioni. Sarà il dirigente a decidere se accontentare o no il dipendente. Alla faccia della trasparenza e delle pari opportunità per tutti, che, tradotto negli usi e costumi dell’INPS, significa che se hai un sindacato che ti sponsorizza forse hai la possibilità di essere trasferito dove vuoi altrimenti sei fregato. E poi, non era vietato bypassare le vie gerarchiche? In questo caso si farà un’eccezione?

USB è nettamente contraria a questo modo di procedere e chiede innanzitutto la proroga dei termini per la presentazione delle domande di trasferimento. Quindi si chiede che si riapra la mobilità regionale per verificare se all’interno delle regioni vi sia personale a cui è stato negato il trasferimento. Si chiede inoltre d’inserire i coordinamenti metropolitani di Milano, Roma e Napoli nella mobilità regionale. Infine, si chiede di modificare la procedura della mobilità nazionale per consentire ai lavoratori di presentare domanda per la sede desiderata, senza particolari vincoli, così da riuscire ad accogliere tutte le domande di trasferimento. Successivamente alla mobilità nazionale, l’Amministrazione potrà modulare le assegnazioni del personale vincitore di concorso pubblico secondo le esigenze territoriali e produttive. Nessuno metta la scusa che non ci sono i tempi per fare quanto si chiede perché si ha fretta di assumere nuovo personale. Non è colpa della USB se in giro ci sono molti incapaci che non leggono quello che sottoscrivono e non assicurano trasparenza e pari opportunità a tutti. Basta con le camarille clientelari, c’è bisogno di una svolta vera nelle politiche del personale e il segnale può venire anche da come sarà gestita la mobilità del personale.

Purtroppo quanto sta accadendo in queste ore non è incoraggiante. Con messaggio Hermes N. 1706 del 3 maggio scorso è partito un interpello per trasferire in Direzione generale 50 “analisti di processo-consulenti della protezione sociale”, individuati tra i neo assunti del recente concorso pubblico a 365 posti a C1. L’Amministrazione fa così saltare il vincolo quinquennale della permanenza nella sede di prima assegnazione e toglie alle sedi produttive del territorio una parte del necessario sostegno e ricambio. Perché non trasferire in DG chi in tanti anni si è fatto il mazzo e si è esaurito per far funzionare le sedi? Perché non attivare una mobilità ufficiale verso la DG? Possibile che ad indignarsi sia solo la USB? Si blocchi tutto e si apra un confronto con la RSU della Direzione generale, che non ha avuto l’informativa.

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